Podcast su Efficacia Organizzativa, Stakeholder e Teoria dell'Agenzia
Efficacia Organizzativa: Ruolo degli Stakeholder e Teoria dell'Agenzia
Podcast
Teoria delle Organizzazioni: Dai Social Network alla Tua Pizzeria Preferita
Délka: 23 minut
Kapitoly
L'organizzazione invisibile
Cos'è un'organizzazione?
La macchina del valore: Input, Conversione, Output
I superpoteri delle organizzazioni
Il Vantaggio Competitivo
Economie di Scala e di Scopo
Gestire l'Ambiente Esterno
L'idea di un informatico
Dal garage al successo
L'esperto di motori
Il superpotere delle organizzazioni
I Tre Concetti Fondamentali
La Struttura: Lo Scheletro dell'Azienda
Perché Progettare Bene è Cruciale
Il Vantaggio Che Non Si Copia
Persone, Efficienza e Innovazione
Le Conseguenze di una Cattiva Progettazione
Cos'è la Cultura Organizzativa
Esempi a Confronto
Riepilogo e Saluti
Přepis
Sofia: Ti è mai capitato di essere in coda in banca o in un negozio, guardare il caos e pensare... ma perché non mettono un'altra persona allo sportello? È così ovvio!
Riccardo: Certo, penso sia capitato a tutti. O quando il tuo nuovo computer si blocca e ti chiedi perché non usano componenti migliori. È frustrante.
Sofia: Esatto! E la cosa buffa è che notiamo le organizzazioni solo quando ci deludono. Benvenuti allo Studyfi Podcast. Oggi parliamo proprio di questo: del mondo nascosto della teoria delle organizzazioni.
Riccardo: Un mondo che è ovunque, anche se non lo vediamo. Dalla pizzeria sotto casa a giganti come Amazon. Iniziamo a capire cos'è veramente un'organizzazione.
Sofia: Ok Riccardo, partiamo dalle basi. Se dovessi spiegarlo in modo super semplice, cos'è un'organizzazione?
Riccardo: È uno strumento. Uno strumento che le persone usano per coordinare le loro azioni e ottenere qualcosa che desiderano. Molto semplice.
Sofia: Quindi, se vogliamo sicurezza, creiamo la polizia. Se vogliamo divertirci, creiamo la Walt Disney Company?
Riccardo: Precisamente! Se un gruppo di persone vuole conforto spirituale, fonda una chiesa. L'organizzazione è una risposta a un bisogno umano. Nascono, si trasformano e a volte muoiono, proprio come è successo alle aziende di macchine da scrivere quando sono arrivati i computer.
Sofia: Quindi anche quando io e i miei amici ci organizziamo per una partita di calcetto... stiamo creando una mini-organizzazione?
Riccardo: Tecnicamente sì! State coordinando le vostre azioni per un obiettivo comune. Su larga scala, questo processo si chiama imprenditorialità: quando qualcuno individua un bisogno e mette insieme risorse per soddisfarlo.
Sofia: Come Jeff Bezos che ha capito che la gente voleva comprare libri online comodamente da casa e ha creato Amazon.
Riccardo: Esatto. Ha visto un'opportunità e ha costruito un'intera organizzazione attorno a essa. Ma la domanda chiave è: come fanno queste organizzazioni a creare valore dal nulla?
Sofia: Giusto, è quello che mi chiedo. Come fa un'azienda a prendere delle idee e delle persone e a trasformarle in un prodotto o servizio che noi vogliamo comprare?
Riccardo: Pensa a una macchina con tre fasi. La prima è l'input. L'organizzazione prende risorse dall'ambiente esterno: persone, materie prime, informazioni, soldi.
Sofia: Ok, quindi Amazon all'inizio ha preso come input l'idea di Bezos, programmatori talentuosi e i soldi degli investitori.
Riccardo: Perfetto. La seconda fase è la conversione. È qui che avviene la magia. L'organizzazione usa le sue competenze e la tecnologia per trasformare quegli input in qualcos'altro.
Sofia: Nel caso di Amazon, ha trasformato programmatori e idee in un sito web facile da usare, con un sistema di logistica per consegne veloci e prezzi bassi.
Riccardo: Esattamente. Quella è la creazione di valore. E infine, la terza fase: l'output. Il prodotto finito, come un libro consegnato a casa tua, viene rilasciato nell'ambiente.
Sofia: E con i soldi che io spendo per quel libro, Amazon può comprare nuovi input... tipo assumere altri programmatori o costruire nuovi magazzini. È un ciclo!
Riccardo: È un ciclo che, se funziona bene, permette all'organizzazione di crescere e creare sempre più valore. Ma tutto questo non accadrebbe se le organizzazioni non fossero così brave a fare alcune cose fondamentali.
Sofia: Superpoteri? Adesso sono curiosa. Quali sarebbero i superpoteri di un'organizzazione?
Riccardo: Beh, il primo è gestire l'ambiente esterno. Le organizzazioni non vivono in una bolla. Devono continuamente monitorare i cambiamenti, le mode, i bisogni dei clienti per sopravvivere. È un lavoro enorme.
Sofia: Certo, se un'azienda di moda non si accorge che lo stile è cambiato, fallisce in un attimo.
Riccardo: Poi c'è il secondo superpotere: economizzare sui costi di transazione. Suona complicato, vero?
Sofia: Abbastanza! Sembra il titolo di un libro di economia che eviterei.
Riccardo: In realtà è semplice. Immagina se in un'azienda ogni giorno i dipendenti dovessero negoziare tra loro chi fa cosa, quanto viene pagato per quel compito e come controllarsi a vicenda. Sarebbe un caos e una perdita di tempo colossale.
Sofia: Un incubo. L'organizzazione risolve questo problema stabilendo ruoli, contratti e gerarchie, giusto? Quindi riduce questi "costi di negoziazione".
Riccardo: Proprio così. Risparmia tempo e denaro. E questo ci porta al terzo superpotere, che è un po' controverso: esercitare potere e controllo.
Sofia: Ah, ecco la parte meno divertente. Immagino si riferisca a orari di lavoro, scadenze, regole da seguire...
Riccardo: Esatto. Per essere efficiente, un'organizzazione ha bisogno che le persone si presentino in orario e seguano le direttive. Questo ovviamente crea un vincolo per l'individuo, ma è ciò che permette di produrre in modo coordinato e meno costoso.
Sofia: Quindi, per riassumere, le organizzazioni esistono perché sono incredibilmente brave a gestire l'incertezza esterna, a semplificare la collaborazione interna e a coordinare il lavoro di tutti.
Riccardo: Hai centrato il punto. Questi tre elementi sono il motivo per cui le organizzazioni sono la forma dominante con cui facciamo quasi tutto nella società moderna.
Sofia: Quindi, non basta avere un buon prodotto. Bisogna anche saperlo gestire e organizzare. E mi sembra che la tecnologia stia cambiando le regole del gioco, vero?
Riccardo: Assolutamente, Sofia. L'Information Technology, o IT, sta ridisegnando i confini delle aziende. Pensa all'outsourcing: oggi un'azienda può avere il suo team di sviluppo in India e il servizio clienti nelle Filippine, tutti collegati elettronicamente.
Sofia: È vero, i team sono sempre più globali. Sembra quasi che l'ufficio fisico non serva più!
Riccardo: Esatto! Questo ci porta dritti al cuore della questione: come si ottiene un vantaggio competitivo in questo nuovo mondo.
Sofia: Vantaggio competitivo. Suona come una battaglia. Come fa un'azienda a vincere?
Riccardo: Bella domanda. Il vantaggio competitivo è semplicemente la capacità di un'azienda di fare meglio di un'altra. E lo fa creando più valore con le risorse che ha. È qui che entrano in gioco le "competenze distintive".
Sofia: Competenze distintive... Sembra un termine da supereroe aziendale. Cosa sono esattamente?
Riccardo: Mi piace! Sono le abilità speciali dei manager nel creare valore. Pensa alla Ricerca e Sviluppo, alla gestione di nuove tecnologie o, appunto, alla capacità di progettare una struttura organizzativa che funziona alla perfezione.
Sofia: Ok, quindi queste competenze permettono di creare una strategia vincente.
Riccardo: Proprio così. La strategia è il piano d'azione per battere i concorrenti. Ma ecco il punto cruciale: un prodotto innovativo può essere copiato facilmente, soprattutto con la globalizzazione.
Sofia: Giusto, la concorrenza è sempre in agguato.
Riccardo: Esatto. Ma è molto, molto più difficile imitare una struttura organizzativa e una cultura aziendale di successo. Quello è il vero vantaggio competitivo, quello che dura nel tempo.
Sofia: Interessante. Oltre alla struttura, quali altri strumenti usano le aziende per essere più efficienti?
Riccardo: Due concetti chiave sono le economie di scala e le economie di raggio d'azione. Sembrano complessi, ma l'idea è semplice.
Sofia: Meno male! Spiegaci.
Riccardo: Le economie di scala si ottengono quando produci grandi volumi di una cosa. Pensa a un panificio che fa mille pagnotte al giorno: il costo per singola pagnotta sarà bassissimo.
Sofia: Chiaro. E quelle di... raggio d'azione?
Riccardo: Quelle si verificano quando puoi usare le stesse risorse per fare più cose diverse. Toyota, per esempio, ha progettato linee di montaggio che possono produrre tre modelli di auto diversi contemporaneamente.
Sofia: Ah, geniale! Quindi sono più flessibili e risparmiano un sacco di soldi.
Riccardo: Esattamente! Flessibilità e costi più bassi. Un mix potentissimo.
Sofia: Quindi abbiamo parlato di struttura interna, efficienza... ma un'azienda non vive in una bolla, giusto?
Riccardo: Per niente. Deve gestire l'ambiente esterno: fattori economici, sociali, politici... È un lavoro enorme, che un singolo individuo non potrebbe mai fare.
Sofia: E come ci riescono?
Riccardo: Sviluppando specialisti. Le grandi aziende come Ford hanno interi reparti che monitorano il mondo esterno, per anticipare problemi o cogliere opportunità. Ma è fondamentale anche per il piccolo ristorante sotto casa.
Sofia: Certo, deve tenere d'occhio i fornitori, i gusti dei clienti, le leggi locali. Non si smette mai di studiare, a quanto pare.
Riccardo: Mai. E parlando di studio e di come le aziende si adattano, questo ci porta dritti a parlare delle diverse forme organizzative che possono assumere...
Sofia: Esatto. E parlando di visioni che cambiano il mondo, non possiamo non parlare di un gigante che tutti conosciamo: Amazon.
Riccardo: Assolutamente. La storia inizia nel 1994. Il protagonista è Jeffrey Bezos, un informatico laureato a Princeton che lavorava a Wall Street.
Sofia: Ma era stanco della finanza, immagino?
Riccardo: Molto stanco. E vide un'opportunità pazzesca. L'uso di Internet stava crescendo del 2.300% all'anno. Una cifra quasi assurda per l'epoca.
Sofia: Wow! E tra tutte le cose che poteva vendere, perché ha scelto proprio i libri?
Riccardo: Bella domanda. Bezos pensò che il mercato librario fosse il punto di partenza perfetto. La sua missione era usare Internet per "educare, informare e ispirare".
Sofia: Una missione nobile per un negozio online.
Riccardo: Decisamente. Voleva una libreria virtuale che fosse super comoda e con la più ampia selezione di titoli possibile. Praticamente una libreria infinita.
Sofia: Un'idea geniale. E come l'ha realizzata?
Riccardo: Beh, ha fatto le valigie, ha guidato fino alla West Coast e ha scelto Seattle come base. La nuova mecca dei programmatori.
Sofia: Immagino non abbia iniziato in un grande ufficio con vista...
Riccardo: Tutt'altro! Ha iniziato nel garage di casa sua. Nel luglio del 1995, con sette milioni di dollari presi in prestito, ha lanciato Amazon.com.
Sofia: Nel garage? Sembra la classica storia da film sulla Silicon Valley!
Riccardo: È proprio così. E il successo fu immediato. Il passaparola su Internet fu velocissimo, perché l'esperienza era rivoluzionaria.
Sofia: Cos'aveva di così speciale rispetto a una libreria normale?
Riccardo: Pensa a questo: potevi cercare qualsiasi libro, leggere recensioni, e persino chiedere consigli ad altri utenti online. Cose impensabili in un negozio fisico.
Sofia: È vero, chiedere un consiglio a uno sconosciuto in libreria sarebbe... strano.
Riccardo: Esatto. In poche settimane, Bezos fu costretto a trasferirsi in un magazzino più grande e ad assumere nuovo personale. L'avventura era appena iniziata.
Sofia: Incredibile. Da un garage a un colosso mondiale in così poco tempo. E la crescita non si è fermata lì. Parliamo infatti di come si è evoluta la sua struttura organizzativa.
Sofia: ...e quindi è chiaro che lavorare insieme in un'organizzazione crea più valore. Ma la domanda è: come esattamente?
Riccardo: Ottima domanda, Sofia. Una delle ragioni principali, forse la più famosa, è la specializzazione e la divisione del lavoro.
Sofia: Suona un po' come una lezione di storia. Rendiamolo più concreto, ti va?
Riccardo: Certo. Pensa a un ingegnere che lavora in una grande casa automobilistica, come la FIAT. Potrebbe passare la sua intera carriera a perfezionare solo le componenti del motore.
Sofia: Okay, quindi diventa l'esperto assoluto di una cosa piccolissima, tipo una singola valvola?
Riccardo: Esattamente! E diventando così esperto, scopre modi innovativi per migliorarla. Questo permette di creare un motore con prestazioni eccellenti, e quindi più valore per chi compra l'auto.
Sofia: Capisco. E questo non potrebbe succedere in un'azienda più piccola?
Riccardo: Difficilmente. Un ingegnere in una piccola azienda artigianale deve probabilmente progettare l'intero motore da solo. Sa fare tante cose, ma non ha il tempo di raggiungere l'eccellenza su un singolo componente.
Sofia: Quindi è meglio essere un super specialista che un tuttofare?
Riccardo: Nel contesto di un'organizzazione, sì. È come provare a essere lo chef, il cameriere e il lavapiatti del proprio ristorante. Qualcosa inevitabilmente ne risentirà.
Sofia: Probabilmente il cibo, nel mio caso! Quindi, per ricapitolare: la divisione del lavoro permette alle persone di specializzarsi.
Riccardo: Esatto. E la specializzazione porta all'eccellenza. Questo è uno dei superpoteri che rende le organizzazioni così efficaci nel creare valore.
Sofia: Chiarissimo. E sono sicura che non sia l'unico superpotere. Parliamo del prossimo punto...
Sofia: Ok, Riccardo, abbiamo capito cos'è un'organizzazione e perché crea valore. Ma sento già nell'aria delle parole un po' più... accademiche. Teoria, progettazione, cambiamento... Sembra quasi ingegneria!
Riccardo: Un po' lo è! È come passare dal sapere che un'auto funziona, a capire come è costruito il motore. E sì, ci sono tre concetti chiave che dobbiamo assolutamente sviscerare: teoria, progettazione e cambiamento organizzativo.
Sofia: Perfetto, partiamo dal primo. Cos'è esattamente la teoria organizzativa? Suona molto astratto.
Riccardo: In realtà è più semplice di quanto sembri. La teoria organizzativa è lo studio di come funzionano le organizzazioni. Think of it this way... è la "biologia" delle aziende. Si studiano le loro parti, come interagiscono tra loro e con l'ambiente esterno. Capire questo è il primo passo per poterle migliorare.
Sofia: Ok, la biologia dell'azienda, mi piace. E la progettazione organizzativa, quindi, cos'è? L'architettura?
Riccardo: Esattamente! Hai centrato il punto. La progettazione organizzativa è il processo con cui i manager scelgono e gestiscono la struttura e la cultura. In pratica, è il momento in cui l'architetto disegna l'edificio. Si decide chi fa cosa, come comunicano i vari reparti, chi risponde a chi.
Sofia: E immagino che il cambiamento organizzativo sia... la ristrutturazione?
Riccardo: Perfetto! È il processo con cui si passa dallo stato attuale a uno stato futuro migliore. Nessuna azienda resta uguale a sé stessa per sempre. Il cambiamento è la riprogettazione continua per adattarsi e migliorare. Quindi sì: teoria è la biologia, progettazione è l'architettura, e cambiamento è la ristrutturazione.
Sofia: Bene, ora che abbiamo le definizioni, andiamo sul pratico. Quando parli di "progettare la struttura", cosa intendi? Di cosa stiamo parlando concretamente?
Riccardo: Parliamo dello scheletro dell'organizzazione. La struttura organizzativa è il sistema formale di compiti e relazioni di autorità che controlla come le persone si coordinano e usano le risorse. I suoi due scopi principali sono il controllo e il coordinamento.
Sofia: Un esempio pratico ci aiuterebbe a visualizzarlo meglio.
Riccardo: Certo. Prendiamo Google. All'inizio, i fondatori Larry Page e Sergey Brin avevano un problema: come facciamo a coordinare tutti questi ingegneri geniali per farli rendere al massimo? La loro soluzione è stata un atto di progettazione organizzativa.
Sofia: E cosa hanno fatto?
Riccardo: Hanno creato una struttura basata su piccoli team indipendenti, e li hanno ricompensati non solo con lo stipendio, ma anche con azioni Google in base ai risultati del team e del singolo. Questa scelta di struttura ha favorito l'innovazione e la velocità.
Sofia: Ok, vorrei essere pagata in azioni Google anche io! Ma capisco il punto: la struttura che scegli influenza direttamente il comportamento e i risultati delle persone.
Riccardo: Precisamente. La struttura giusta è quella che aiuta a risolvere i problemi specifici di quell'azienda, che siano tecnologici, umani o ambientali.
Sofia: Ok, quindi è importante essere organizzati. Ma perché c'è così tanto studio dietro? Perché la progettazione è una delle priorità assolute per i manager oggi?
Riccardo: Ottima domanda. Le ragioni sono diverse, ma sono tutte fondamentali per la sopravvivenza. La prima è la capacità di affrontare le contingenze.
Sofia: Contingenza. Un'altra parola da esame. Cosa significa?
Riccardo: È solo un modo complicato per dire "un imprevisto". Una contingenza è un evento che potrebbe verificarsi e per cui devi avere un piano. Pensa a un nuovo concorrente che spunta dal nulla, come ha fatto Amazon all'inizio, o a un cambiamento tecnologico improvviso.
Sofia: Ah, ok. Quindi una buona progettazione ti rende più reattivo agli imprevisti. Un po' come avere già gli appunti in ordine quando il prof annuncia un'interrogazione a sorpresa.
Riccardo: Esatto, sei preparato. Un esempio classico è Microsoft quando lanciò Windows XP. Prevedendo una marea di domande e problemi da parte dei clienti, cosa fecero? Progettarono e crearono un intero, nuovo reparto di customer service per gestire questa contingenza. Fu una mossa strutturale vincente.
Sofia: Quindi, il primo punto è essere pronti a tutto. Qual è il secondo motivo per cui la progettazione è così importante?
Riccardo: Il secondo motivo è ottenere un vantaggio competitivo duraturo. Here's the key takeaway: una buona struttura e una forte cultura aziendale sono incredibilmente difficili da copiare.
Sofia: Perché? Non posso semplicemente guardare come è organizzata Apple e fare la stessa cosa?
Riccardo: Puoi provarci, ma non funzionerà. Perché la loro struttura e la loro cultura si sono formate nel tempo, sono il risultato di anni di scelte, di persone, di successi e fallimenti. Sono uniche. È questo che trasforma una buona organizzazione in un vantaggio competitivo che dura nel tempo.
Sofia: Quindi il "come" si lavora è un segreto industriale tanto quanto il prodotto stesso.
Riccardo: Esattamente. E per questo la progettazione non è un'attività che si fa una volta e basta. È un processo continuo. I manager devono costantemente valutare se la struttura attuale è ancora efficace e, se necessario, riprogettarla.
Sofia: Finora abbiamo parlato di imprevisti e competizione. Ma che impatto ha la progettazione sulle persone che lavorano nell'azienda?
Riccardo: Un impatto enorme. E questo ci porta al terzo punto: gestire l'eterogeneità. Oggi le aziende hanno persone con background, culture e competenze diversissime. Una buona progettazione crea una struttura e una cultura che non solo fanno buon uso di tutti questi talenti, ma incoraggiano le persone a collaborare.
Sofia: Ha senso. Se i team non riescono a parlarsi, avere i migliori talenti del mondo serve a poco. E per quanto riguarda... beh, fare le cose? L'efficienza?
Riccardo: Certo, questo è il quarto punto: promuovere efficienza e innovazione. Pensa alle aziende high-tech. Devono essere flessibili, veloci, innovative. La loro progettazione organizzativa rifletterà questo bisogno. Magari avranno team piccoli e autonomi che possono muoversi in fretta.
Sofia: E un'azienda più tradizionale?
Riccardo: Un'azienda in un settore più stabile, magari manifatturiero, avrà probabilmente una progettazione diversa. Lì l'obiettivo potrebbe essere ridurre i costi di produzione al massimo. Quindi la sua struttura sarà pensata per l'efficienza e la stabilità, non per la flessibilità estrema.
Sofia: Abbiamo visto tutti i lati positivi. Ma cosa succede quando un'azienda sbaglia la progettazione, o peggio, non ci pensa proprio?
Riccardo: Le conseguenze possono essere disastrose. La conseguenza principale di una cattiva progettazione è il declino. Pensa a giganti come General Motors o Kodak in certi periodi della loro storia. Sono diventate così grandi, così burocratiche e lente che non sono più riuscite ad adattarsi al mercato.
Sofia: E cosa succede in pratica? L'azienda inizia a perdere soldi?
Riccardo: Sì, ma è un processo. Prima di tutto, i talenti migliori se ne vanno. Nessuno vuole lavorare in un'organizzazione lenta e inefficiente. Poi, diventa difficile ottenere risorse. E alla fine, l'intero processo di creazione di valore rallenta fino a fermarsi.
Sofia: È un avvertimento piuttosto serio. Se non curi la tua organizzazione, questa si ammala e muore.
Riccardo: Proprio così. Al contrario, un ripensamento profondo dell'organizzazione può fare miracoli. Pensa al turnaround di FIAT Auto con Sergio Marchionne. Una parte enorme di quel successo è dovuta a un nuovo modello organizzativo, che ha spezzato la vecchia burocrazia e ha trovato un equilibrio tra efficienza e autonomia dei brand.
Sofia: Quindi, la progettazione non è solo una cosa da prof universitari, è una questione di sopravvivenza. E come vedremo, questo ci porta a un'altra dimensione cruciale... la cultura aziendale.
Sofia: E parlando di come funzionano le aziende, arriviamo al nostro ultimo argomento: la cultura organizzativa. Sembra quasi un concetto astratto.
Riccardo: Invece è concretissimo, Sofia. Pensa alla cultura organizzativa come alla 'personalità' di un'azienda. È l'insieme di valori e norme che guidano come le persone interagiscono tra loro e con l'esterno.
Sofia: Quindi non solo le regole scritte, ma anche quelle non scritte?
Riccardo: Esatto. Influenza come i dipendenti reagiscono a una situazione e come vedono il mondo attorno a loro. È fondamentale.
Sofia: Mi fai un esempio pratico? Come fa la cultura a cambiare un'azienda?
Riccardo: Certo. Pensa a Google. I fondatori hanno spinto su valori come l'imprenditorialità e l'assunzione di rischi. Questo ha creato una cultura dove l'innovazione è la norma.
Sofia: E la struttura a piccoli team ha aiutato, immagino.
Riccardo: Proprio così. Ha incoraggiato la collaborazione e la sperimentazione. Ma ecco la parte più sorprendente... aziende simili possono avere culture opposte.
Sofia: Tipo?
Riccardo: Prendi Coca-Cola e PepsiCo. Vendono prodotti quasi identici, no? Potremmo aspettarci culture simili.
Sofia: Certo, sono entrambe... lattine di bollicine.
Riccardo: Esatto! Eppure, la cultura di Coca-Cola è basata sulla fedeltà e un approccio cauto. Molti manager ci passano l'intera carriera.
Sofia: E Pepsi invece?
Riccardo: Pepsi è super competitiva e politica. I conflitti sono frequenti e c'è un alto ricambio di manager. Due mondi completamente diversi.
Sofia: Incredibile. Questo dimostra quanto la cultura sia determinante. Quindi, per concludere, non è qualcosa di statico, giusto?
Riccardo: Assolutamente no. Come la struttura, anche la cultura si evolve e può essere gestita e cambiata attivamente.
Sofia: Fantastico. E con questo chiudiamo il nostro ultimo blocco. Abbiamo parlato di progettazione, strutture e infine di cultura... un bel viaggio all'interno delle organizzazioni.
Riccardo: Decisamente. Abbiamo visto le fondamenta su cui si costruisce un'azienda che funziona. La chiave è l'equilibrio tra tutti questi elementi.
Sofia: Grazie mille, Riccardo, per le tue spiegazioni sempre chiarissime. E grazie a tutti voi per averci ascoltato!
Riccardo: Grazie a te, Sofia. Alla prossima puntata di Studyfi Podcast!