Podcast su Filosofia Moderna: Razionalismo ed Empirismo

Filosofia Moderna: Razionalismo ed Empirismo, la guida completa

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Cartesio e Hume: Dubito, quindi sono... un fascio di percezioni?0:00 / 15:56
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ElenaPensa di aver appena finito un lungo percorso di studi, tipo la laurea... e di renderti conto che non ti fidi quasi di nulla di quello che hai imparato. Frustrante, vero?
TommasoDirei di sì. Eppure è esattamente quello che è successo a un certo René Descartes, che noi conosciamo come Cartesio, quasi 400 anni fa. Si è laureato in diritto, ha studiato le migliori discipline del suo tempo e alla fine ha detto: "Okay, ma come faccio a essere sicuro che qualcosa sia veramente vero?".
Capitoli

Cartesio e Hume: Dubito, quindi sono... un fascio di percezioni?

Délka: 15 minut

Kapitoly

La crisi di un laureato del '600

Un metodo per non sbagliare mai

Il Dubbio e la prima certezza

E se Dio fosse un imbroglione?

Arriva Hume a rovinare la festa

La trappola della causa-effetto

Chi sono "io"? Un fascio di percezioni

L'Uomo e l'Universo

Guardare la Natura

Un mosaico politico ed economico

Nuovi luoghi, nuove idee

L'uomo al centro

Le prime due prove

La prova ontologica

Conclusione

Přepis

Elena: Pensa di aver appena finito un lungo percorso di studi, tipo la laurea... e di renderti conto che non ti fidi quasi di nulla di quello che hai imparato. Frustrante, vero?

Tommaso: Direi di sì. Eppure è esattamente quello che è successo a un certo René Descartes, che noi conosciamo come Cartesio, quasi 400 anni fa. Si è laureato in diritto, ha studiato le migliori discipline del suo tempo e alla fine ha detto: "Okay, ma come faccio a essere sicuro che qualcosa sia veramente vero?".

Elena: Una domanda che tormenta gli studenti da secoli, praticamente. E questa sua crisi personale ha dato il via a una delle più grandi rivoluzioni del pensiero occidentale.

Tommaso: Esatto. Questo è Studyfi Podcast.

Elena: Quindi, Tommaso, partiamo da questo giovane Cartesio. Nasce in Francia a fine '500, in un secolo pieno di conflitti, come la Guerra dei Trent'anni, ma anche culturalmente molto vivace.

Tommaso: Proprio così. E dopo la laurea, deluso dalla cultura scolastica, decide di fare una cosa un po' strana: viaggiare. Si arruola persino nell'esercito come "gentiluomo volontario".

Elena: Sembra più una scusa per andarsene di casa che per fare carriera militare.

Tommaso: In un certo senso lo era! Appartenendo a una famiglia nobile, aveva un sacco di tempo libero. E usava queste pause non per lucidare la spada, ma per pensare. La sua ossessione era una: trovare un metodo.

Elena: Un metodo per cosa? Per vincere in battaglia?

Tommaso: No, per vincere contro l'errore! Voleva un procedimento razionale, chiaro, quasi matematico, per distinguere il vero dal falso. Un metodo così efficace da poter essere applicato a *tutte* le discipline.

Elena: Ambizioso. Voleva creare una specie di "sapere unificato", dove filosofia, matematica e scienza parlassero la stessa lingua, quella della ragione.

Tommaso: Esattamente. Per farlo, si trasferisce in Olanda, che all'epoca era un'oasi di tolleranza culturale e religiosa, e inizia a lavorare a questo grande progetto. Un progetto che parte da una mossa tanto semplice quanto radicale: dubitare di tutto.

Elena: Okay, dubitare di tutto. Sembra facile, ma cosa significa in pratica? Che non posso fidarmi nemmeno dei miei occhi?

Tommaso: Proprio quello. Cartesio mette in discussione le conoscenze che ci arrivano dai sensi. A volte ci ingannano, no? Un bastone immerso nell'acqua sembra spezzato, un oggetto lontano sembra più piccolo di quello che è...

Elena: Vero. Quindi, se i sensi a volte mi ingannano, non posso fidarmi ciecamente di loro. Ha senso.

Tommaso: Ma lui va oltre. E se tutta la nostra vita fosse un sogno? Quando sogniamo, le cose sembrano realissime. Come facciamo a essere sicuri, in questo preciso istante, di non stare sognando?

Elena: Okay, questa è una domanda che ti tiene sveglio la notte. Quindi dubita dei sensi, della realtà esterna... resta qualcosa?

Tommaso: Resta una cosa. Posso dubitare di tutto, ma non posso dubitare del fatto che sto dubitando. E se sto dubitando, sto pensando. E se sto pensando... devo per forza esistere.

Elena: Ah! Il famosissimo "Cogito ergo sum"!

Tommaso: Eccolo lì. "Penso, dunque sono". Questa è la sua prima, incrollabile certezza. Non sono sicuro di avere un corpo, non sono sicuro che il mondo esista, ma sono assolutamente certo di esistere come "cosa che pensa", una *res cogitans*.

Elena: Va bene, quindi Cartesio ha la sua prima certezza: io esisto come pensiero. E adesso? Come ricostruisce tutto il resto del mondo a partire da questo?

Tommaso: Bella domanda. Lui analizza i contenuti del suo pensiero, cioè le idee, e le divide in tre tipi: quelle che sembrano venire da fuori, quelle che creiamo noi, e quelle che sembrano innate, presenti in noi da sempre.

Elena: E tra queste idee innate ne trova una molto particolare, giusto?

Tommaso: Esatto. L'idea di Dio. L'idea di un essere perfetto, infinito, onnipotente. E si chiede: come posso io, essere imperfetto e finito, aver prodotto l'idea di perfezione? Non posso essermela inventata.

Elena: Quindi, secondo lui, quest'idea deve essere stata messa in me da un essere che è effettivamente perfetto e infinito. Cioè, da Dio stesso.

Tommaso: Bingo. Questa è una delle sue prove dell'esistenza di Dio. E se Dio esiste ed è perfetto, non può essere un "genio maligno" ingannatore. Un essere perfetto è anche buono, e quindi garantisce che le mie facoltà conoscitive, se usate correttamente, non mi ingannino sistematicamente.

Elena: In pratica, Dio diventa il garante che il mondo là fuori non è un'illusione totale. È un passaggio un po' complicato, eh?

Tommaso: Molto. E infatti non tutti saranno d'accordo. Anzi, un secolo dopo arriverà un filosofo scozzese che smonterà tutto questo castello di certezze pezzo per pezzo.

Elena: E questo guastafeste si chiama...?

Tommaso: David Hume. Se Cartesio è il paladino della ragione, Hume è il campione dell'esperienza. Per lui, la ragione da sola non può conoscere nulla del mondo. Tutto parte dai sensi.

Elena: Un approccio completamente opposto. Quindi niente idee innate?

Tommaso: Zero. Per Hume, la nostra mente è una tabula rasa alla nascita. Tutto ciò che abbiamo dentro sono "percezioni", che si dividono in due tipi: le impressioni e le idee.

Elena: Okay, qual è la differenza?

Tommaso: L'impressione è la sensazione viva e immediata. È il calore del fuoco quando ti avvicini. L'idea, invece, è il ricordo sbiadito di quella sensazione. È il pensiero del calore del fuoco quando sei lontano.

Elena: Quindi le idee sono solo copie sbiadite delle impressioni. Non possiamo avere un'idea di qualcosa di cui non abbiamo mai avuto un'esperienza diretta.

Tommaso: Esattamente. Niente esperienza, niente conoscenza. È per questo che critica radicalmente concetti come quello di "sostanza" o di "causa".

Elena: Aspetta, come si può criticare il principio di causa-effetto? È la base della scienza! Se vedo del fumo, so che c'è del fuoco.

Tommaso: Certo, ma Hume ti chiederebbe: "Sei proprio sicuro che sia una legge della natura, o è solo una tua abitudine mentale?".

Elena: Che intendi con abitudine?

Tommaso: Che noi non vediamo mai la "causa". Vediamo solo due eventi che si susseguono costantemente. Vediamo l'evento A (il fuoco) e poi vediamo l'evento B (il fumo). Dopo averlo visto succedere tante volte, la nostra mente, per abitudine, crea una connessione e si aspetta che ogni volta che vedrà A, seguirà B.

Elena: Quindi il legame di causa-effetto non è nella realtà, ma nella nostra testa. È una credenza basata sull'abitudine.

Tommaso: Proprio così. È una credenza utilissima per vivere, ma non è una certezza assoluta e razionale. L'esperienza passata non ci dà la garanzia logica che il futuro sarà uguale. Chi ci dice che domani il sole sorgerà? Lo crediamo solo perché è sempre successo!

Elena: Okay, dopo Cartesio che mi ha fatto dubitare del mondo, ora Hume mi fa dubitare anche del domani. La filosofia è un bel bagno di umiltà.

Tommaso: E non è finita. Hume applica lo stesso ragionamento distruttivo all'idea di "io".

Elena: Oh no, non toccarmi il "Cogito ergo sum" di Cartesio, ci ero tanto affezionata!

Tommaso: Mi dispiace, ma Hume è spietato. Lui dice: provate a guardarvi dentro. Cosa trovate? Trovate un "io" stabile e permanente, una sostanza pensante? O trovate solo un flusso continuo di pensieri, sensazioni, emozioni, ricordi...?

Elena: In effetti... trovo un flusso di percezioni che cambiano continuamente.

Tommaso: Esatto! Per Hume, l'"io" non è una cosa, non è un'entità fissa. "Noi non siamo altro che fasci o collezioni di differenti percezioni". La mente, dice lui, è come un teatro dove le percezioni appaiono, passano e si mescolano. Ma non c'è nessun "luogo" fisso, nessuno spettatore. C'è solo lo spettacolo.

Elena: Quindi l'"io" in cui crediamo, questa identità che sentiamo così stabile, è solo un'illusione creata dalla memoria e dall'abitudine, che legano insieme questo flusso di percezioni.

Tommaso: Un'illusione psicologicamente necessaria, ma pur sempre un'illusione. Passiamo da Cartesio che dice "Sono una cosa che pensa" a Hume che risponde "Sei solo un fascio di pensieri che passano". Una bella differenza, no?

Elena: Decisamente. Da una certezza assoluta a un'incertezza radicale. E credo che questo sia un ottimo punto di partenza per esplorare le prossime correnti filosofiche.

Elena: ...e quindi quel rinnovato interesse per l'essere umano, tipico del Rinascimento, ha preparato il terreno per qualcos'altro, giusto?

Tommaso: Esattamente, Elena. Ha spalancato le porte alla Rivoluzione Scientifica. È un cambio di prospettiva pazzesco.

Elena: In che senso "cambio di prospettiva"? Sembra una cosa enorme.

Tommaso: Lo è stato! Pensa che prima si credeva che la Terra fosse al centro di tutto, immobile, creata da Dio per l'uomo. Una visione molto... rassicurante.

Elena: Certo, metteva l'umanità al centro del palco cosmico. E poi?

Tommaso: E poi arriva gente come Copernico. Lui guarda il cielo e dice: "E se... e se non fossimo noi il centro?". Immagina lo shock.

Elena: Posso immaginare. Avrà rovinato la festa a un bel po' di gente.

Tommaso: Assolutamente! Ma il punto chiave è proprio questo: iniziare a guardare la natura per quello che è, una realtà concreta da studiare. Non solo quello che dicevano i libri antichi.

Elena: Quindi, un approccio più pratico? Più diretto?

Tommaso: Proprio così. Si inizia a pensare che la natura segua delle leggi, e che noi possiamo scoprirle con l'osservazione e la matematica. È l'inizio di un'avventura incredibile.

Elena: Fantastico. E dopo Copernico, chi ha raccolto questa sfida? Immagino che le sue idee non siano state accettate subito...

Elena: Ok Tommaso, quindi questo nuovo modo di vedere il mondo non nasce dal nulla. Quali sono stati i fattori concreti che hanno, diciamo, preparato il terreno per la cultura umanistico-rinascimentale?

Tommaso: Domanda perfetta, Elena. Perché non è stata una singola causa, ma una combinazione di elementi. Pensa a una ricetta complessa. Serve un mix di politica, economia e, ovviamente, nuove idee.

Elena: Partiamo dalla politica. L'Italia a quel tempo era un bel caos, no? Tanti piccoli stati in lotta tra loro.

Tommaso: Esatto. Ma questo caos, dopo la Pace di Lodi del 1454, ha creato un equilibrio precario. Le grandi signorie italiane, come Firenze, Milano o Venezia, smettono per un po' di farsi la guerra e iniziano a competere sul piano del prestigio.

Elena: Quindi, invece di soldati, mandavano artisti e poeti?

Tommaso: In un certo senso, sì! E questo si lega al fattore economico. Le città italiane erano ricchissime, dominate da una borghesia di mercanti e banchieri che aveva soldi da investire e, soprattutto, voleva mostrare il proprio status.

Elena: Certo, un bel palazzo affrescato è un ottimo biglietto da visita.

Tommaso: Precisamente. Questa nuova classe dirigente non era più interessata solo alla vita contemplativa e religiosa tipica del Medioevo. Voleva celebrare la vita terrena, il successo, l'azione.

Elena: E dove nasceva questa nuova cultura? Immagino non solo nelle chiese.

Tommaso: Assolutamente no. I centri culturali si spostano. Le università continuano a esistere, ma i luoghi più vivaci diventano le corti dei signori e le accademie.

Elena: Le accademie? Cosa sono esattamente?

Tommaso: Pensa a dei circoli di intellettuali, filosofi e artisti che si riunivano per discutere liberamente, spesso sotto la protezione di un signore, un mecenate appunto. Qui non c'era il primato della teologia come nel Medioevo, ma si discuteva di tutto, con una ragione più libera e critica.

Elena: Il mecenatismo, quindi, è stato fondamentale. Un signore che finanziava gli artisti per puro amore dell'arte?

Tommaso: Sì, certo, per pura generosità... In realtà, il mecenatismo era uno strumento di potere. Finanziare la cultura dava lustro alla propria corte, era un modo per costruire consenso e per laicizzare la cultura, cioè svincolarla dal controllo quasi totale della Chiesa.

Elena: Quindi abbiamo una società più dinamica, una cultura più laica... tutto questo porta a una nuova visione dell'uomo, giusto?

Tommaso: Esattamente. L'attenzione si sposta dalla vita ultraterrena alla vita terrena. Qui emerge il cosiddetto "umanesimo civile". Un intellettuale come Coluccio Salutati, che fu anche segretario della Repubblica di Firenze, esaltava proprio la vita attiva.

Elena: Cosa intendeva con vita attiva?

Tommaso: Intendeva una vita dedicata alle attività pratiche, alla politica, al commercio... tutte cose che portano benessere non solo al singolo, ma a tutta la collettività. Lui stesso scrisse che ogni sua azione doveva giovare a sé, alla famiglia, agli amici e alla patria.

Elena: Mi sembra un concetto incredibilmente moderno. Non più solo preghiera e contemplazione, ma azione e impegno nel mondo.

Tommaso: È proprio questa la grande rivoluzione del pensiero rinascimentale. L'uomo è artefice del proprio destino e può migliorare il mondo in cui vive. E da qui, come vedremo, nascerà anche un modo completamente nuovo di guardare alla natura e alla scienza.

Elena: E con questo, direi che siamo arrivati all'ultimo punto, Tommaso. Abbiamo parlato del dubbio e delle certezze... ma qual è la metodologia tecnica per dimostrare l'esistenza di Dio secondo Cartesio?

Tommaso: Ottima domanda per chiudere, Elena. Cartesio, dopo aver stabilito il "Cogito ergo sum", usa un metodo rigoroso basato su tre prove principali per arrivare a Dio.

Elena: Tre prove? Sembra un esame universitario!

Tommaso: Un po' sì! La prima e la seconda sono collegate. Cartesio dice: noi, esseri imperfetti e finiti, abbiamo in mente l'idea di un essere infinito e perfetto, cioè Dio.

Elena: Okay, fin qui ci sono. Ma da dove arriva quest'idea?

Tommaso: Esatto! Non possiamo averla creata noi, perché siamo imperfetti. Quindi, deve avercela messa in testa l'essere perfetto stesso. È come un'impronta digitale lasciata dal creatore.

Elena: Un'impronta digitale... mi piace. E la terza prova?

Tommaso: Ah, la terza è la più famosa, la prova ontologica, che riprende da Sant'Anselmo. Pensa a un ente con tutte le perfezioni massime.

Elena: Va bene, lo sto immaginando.

Tommaso: Ora, l'esistenza non è forse una perfezione? Un ente perfetto a cui manca l'esistenza non sarebbe... beh, perfetto.

Elena: Certo, sarebbe un po' una delusione! Quindi l'esistenza è inclusa nel pacchetto "perfezione".

Tommaso: Proprio così. Per Cartesio, l'esistenza di Dio è una necessità logica, non una questione di fede. E con questa certezza, ha una base solida per ricostruire tutto il sapere.

Elena: Fantastico. Quindi, per riassumere: dal dubbio al "penso dunque sono", e da lì, attraverso prove logiche, alla certezza di Dio come garante della conoscenza. Un percorso davvero incredibile.

Tommaso: Esattamente. È un viaggio dal caos della mente all'ordine del mondo.

Elena: Grazie mille, Tommaso, è stato illuminante come sempre. E grazie a tutti voi che ci avete ascoltato su Studyfi Podcast. Alla prossima puntata!